Le cose da non fare
Una breve guida per evitare gli acquisti incauti e per non incentivare i fenomeni commerciali che non hanno nulla a che vedere con la passione per l'acquariofilia ma che purtroppo attirano l'attenzione dei principianti.
L'acquariologia è un bellissimo hobby che ci avvicina alla natura. Se al mondo esiste una cosa degna di rispetto quella è la natura più di ogni altra.
Al momento in cui decidiamo di prendere in casa un essere vivente del regno animale dobbiamo essere consci che lo costringeremo ad una vita in cattività, pertanto dobbiamo impegnarci a prestargli tutte le cure di cui ha bisogno e a fornirgli il massimo per farlo vivere al meglio.
Purtroppo nel nostro settore commerciale non sempre si trovano persone scrupolose e spinte da vera passione; esortiamo, pertanto a boicottare tali negozianti.

E' questa forse una delle pratiche più crudeli a cui vengono sottoposte alcune spece che meglio si prestano a tali barbarie. Non lasciatevi tentare da alcuni pesci d'acqua dolce che sfoggiano, loro malgrado, colori sgargianti; alcuni di questi vengono siringati, uno per uno, per far assorbire all'epidermide un colorante artificiale. Inutile dire che tale sevizia porta molti esemplari alla morte, anche se non in tempi brevi (giusto il tempo per essere importati e venduti) i più fortunati, invece, riescono a smaltire la sostanza colorante. Quel che è peggio è che nei paesi di origine di tali pesci vengono sfruttati i bambini per tale ignobile lavoro.
Le spece più soggette alla colorazione artificiale e che più frequentemente si trovano sul nostro mercato sono: Chanda Ranga, Chiclasoma parrot, Corydora sp.
Non acquistate pesci colorati artificialmente
Non costringete i pesci rossi in spazi angusti
La classica boccia, di cristallo o plastica che sia, non è affatto il contenitore adatto ad ospitare il pesciolino rosso. Molti avranno da ridire affermando di aver tenuto anche per anni un pesciolino nella boccia ma precisiamo che un conto è "vivere" e altra cosa è "sopravvivere".
La boccia ha diversi lati negativi per il benessere del nostro piccolo ospite: la forma sferica porta ad una sofferenza continua del pesciolino; l'apertura superiore è sempre molto ridotta e comporta uno scarso scambio gassoso tra l'acqua e l'aria, pertanto si ha una scarsa ossigenazione dell'acqua; la capienza è sempre molto ridotta, bisogna infatti, tener presente che un pesciolino di 5 cm ha bisogno di almeno 5 litri di acqua. Scegliamo quindi un'acquarietto più adeguato ai nostri pesciolini.
Non approfittate della resistenza di alcuni pesci
Ultimamente si trovano in giro vasi contenenti piante palustri con un pesciolino. Il pesciolino in questione è un Betta Splendens che appartiene alla famiglia degli anabantidi. La sua caratteristica è quella di riuscire ad estrapolare l'ossigeno necessario per la respirazione principalmente dall'acqua ma in piccole dosi anche dall'aria. Questa caratteristica gli è stata fornita dalla natura per permettergli di sopravvivere in piccole pozze d'acqua, nei periodi di secca, fino al ritorno della stagione delle piogge. Vivere in una pozza, però significa avere, comunque, a disposizione tutto ciò di cui ha bisogno, cosa che non possiamo garantirgli in un vaso da fiori. Il più delle volte il pesciolino si ammala irrimediabilmente perchè è costretto ad assorbire sempre l'ossigeno dall'aria, magari perchè l'acqua non ne contiene abbastanza (la pianta rilascia ossigeno dalle foglie non dalle radici) o perchè è fortemente inquinata. Ancora capita sovente di essere abbinato a piante che rilasciano, a lungo andare, sostanze tossiche. Non va poi dimenticato che non tollera gli sbalzi termici tipici dei cambi d'acqua. Insomma è un pesciolino resistente ma non invulnerabile!
Acquistate solo pesci ed invertebrati riprodotti in cattività
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In Europa e oggi anche in Italia abbiamo diverse aziende che riproducono in cattività pesci ornamentali tropicali. I veri appassionati acquistano sempre e solo pesci provenienti da allevamenti in cattività; gli esemplari allevati sono di più facile ambientazione, in quanto già abituati alla vita in acquario e ai mangimi artificiali e soprattutto non devono subire lo stress per il lunghissimo viaggio e i vari passaggi di mano, fino all'arrivo in negozio. I pesci di cattura il più delle volte vengono pescati con metodiche devastanti; tipica è la pesca con l'ausilio di sostanze chimiche che rallentano la reattività del pesce per facilitarne la cattura. Tali "veleni" una volta assorbiti dall'organismo del pesce lo portano quasi sempre alla morte che sopraggiunge dopo parecchi giorni.
Oggi, finalmente, anche parecchie spece marine vengono riprodotte in allevamenti specializzati. I più semplici, in impianti situati sul nostro territorio, altri più esigenti negli stessi luoghi di origine, sfruttando le caratteristiche tipiche delle stesse acque in cui vivono.
Per quanto riguarda gli invertebrati, coralli molli e coralli duri, la quasi totalità delle specie di interesse acquariologico vengono oggi allevate in cattività.
Perchè, dunque, complicarsi la vita e soprattutto depauperare la natura?




